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Libertà nella nutrizione mediante una visione olistica

– da Erika Stolze, Biologa –

Probabilmente è vero che non c’è quasi nessun settore in cui ci sentiamo così poco liberi come nel campo della nutrizione. Certo – siamo liberi di mangiare e bere quello che vogliamo – ma quando lo facciamo, sembra essere dannoso per la nostra salute. Ci sono idee che circolano come “Tutto ciò che è sano non ha un buon sapore e tutto ciò che ha un buon sapore è malsano!” Sappiamo tutti che non è vero, ma ne abbiamo la sensazione. Dietro la facciata del nostro mondo emotivo più superficiale, tuttavia, sappiamo tutti quanto l’alimentazione sia importante per il nostro benessere fisico e mentale e che molte delle nostre abitudini alimentari non servono alla nostra salute e hanno bisogno di essere migliorate.

La “libertà nella nutrizione” qui intesa si riferisce alle molte diete con affermazioni contraddittorie, così come a tutte le informazioni individuali frammentarie della scienza, che non possono essere logicamente comprese e contestualizzate dal normale cittadino. Una cosiddetta “visione olistica” permette di comprendere ciascuna delle tante diete nel loro senso e di metterle al posto giusto. La libertà è quella, che abbiamo la scelta e nessuno può portare via la risponsibilità!

Prendiamo ad esempio la “dieta del cibo crudo” rispetto alla “macrobiotica”, una scienza della nutrizione in cui si consuma quasi esclusivamente cibo cotto. Entrambi hanno in comune il fatto che possono avere un effetto curativo su alcune malattie. Come è possibile? Come possono essere corrette due dietetiche così diverse? E’ possibile. Per comprendere questo, dobbiamo contestualizzare le rispettive affermazioni. Poi diventa chiaro su cosa si basa il rispettivo effetto, poiché ci sono sempre diversi fattori che possono giocare un ruolo. Se, ad esempio, mangiare cibo crudo ha un aspetto curativo, ciò non significa automaticamente che anche il cibo cotto non possa essere curativo. Sarebbe illogico pensare in questo modo e si escluderebbe un’ampia gamma di alimenti.

L’effetto di guarigione profonda noto dall’esperienza nella macrobiotica si basa su altri fattori oltre a quelli testati nelle diete a base di cibi crudi. Quest’ultimo si basa sulle vitamine distrutte durante la cottura, che sono note per promuovere la salute e si trovano in maggiore quantità nei cibi crudi. Anche se questa logica parziale non è certamente sbagliata, manca ancora un pezzo importante. L’idea di poter acquistare la salute in maniera di solo prendere le “stoffe giuste” come vitamine e integratori si basa su un punto di vista puramente materiale, che non si accorge le possibilità e l’influsso che viene dalle dimensioni non-materiali.

La “macrobiotica” è una cultura nutrizionale in cui anche la natura e la qualità del cibo giocano un ruolo, ma oltre a questo, l’uomo stesso sembra esercitare un’influenza decisiva tramite tutto il suo atteggiamento interiore e esteriore in confronto al mondo. Ciò che lo chef fa è considerato importante, come taglia e modella le verdure, la sua attenzione e il suo atteggiamento rispettoso nella preparazione dei cibi, fino all’apparecchiare la tavola e alla scelta delle pentole.

L’effetto curativo nella macrobiotica si basa quindi anche su fattori immateriali e spirituali. Possiamo mettere queste due diete al loro posto solo se aggiungiamo l’anima al livello materiale. In questo modo la visione diventa più completa e si avvicina ad una “totalità” (1). Il bello di questa intuizione è che ci dà una certa libertà nel campo della nutrizione e mette a tacere quelle affermazioni spesso postulate come: “Questa è l’unica dieta giusta!”

Un giudizio assoluto di “giusto e sbagliato” è troppo regido e potrebbe essere sostituito da un guardare bene, uno studio individuale, un confronto multiforme, una propria esperienza con la intenzione di capire, mettere sul posto e creare un contesto. Tutto ha il suo posto in questo mondo, anche il cioccolato! Secondo Alyosha Schwarz e Ronald Schweppe nel loro libro “Guarigione con le spezie” (2) può essere un rimedio. Descrivono l’effetto del cioccolato puro, il cacao Theobroma, sia come calmante che come stimolante: “I problemi dove manca l’energia e dove è indicato anche un leggero calmante possono essere armonizzati molto bene dal cioccolato nella loro fase iniziale”. Alla fine del libro c’è una lista su cui, secondo i due autori, il cioccolato può essere utilizzato per i seguenti reclami: diarrea, dolore, perdita di acqua, pressione alta – a livello fisico, nonché stati d’animo depressivi dovuti alla solitudine, ritiro dell’amore e perdita – a livello dell’anima…

Il percorso verso una vita sana e responsabile è un percorso di apprendimento che inizia proprio ora e non finisce mai. Un “giusto” o “sbagliato” assoluto non è inteso su questa strada, ma una comprensione crescente, che cerca sempre di contestualizzare le cose e di metterle al posto giusto. L’essere umano stesso cresce in questo processo e scopre molte possibilità che provengono da se stesso, come il ruolo dell’attenzione, il comportamento rispettoso e le innumerevoli possibilità nella configurazione di un pasto, che aumenta così in modo significativo in qualità e valore per la salute.

Erika Stolze, biologa

Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

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